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sabato 25 marzo 2017

Matteo Grillo

Ci avete fatto caso?
Il PD vomita fango sui 5 stelle, ma in fin dei conti lo copia in tutto (e male).


Beppe Grillo già aveva fatto la sua ascesa nelle piazze, prima con i vaffanculo day, poi con M5S, quando Renzi, a livello nazionale, decise di farsi conoscere come rottamatore. 

Anche l'uso del linguaggio. Rottamare. Una parola aggressiva, forte, allineata al linguaggio di Grillo. Ma Grillo faceva (e fa) parte degli italiani incazzati, mentre Renzi, mirava il vento per cavalcare quell'onda di insofferenza verso la politica con l'unico scopo di saziare la propria fame di potere.


Oggi, il PD, boccia qualsiasi proposta di legge dei 5 stelle, ma in fin dei conti le ripropone in altre salse, e in peggio, snaturando l'efficacia stessa dei propositi. E poi fa campagna su tv, stampa e internet, per raccontare i grandi successi - che in realtà sono preceduti da "in".


Cioé... c'è bisogno di commentare?




Che poi, fra una brutta copia e l'originale, cosa credono che gli italiani sceglieranno?




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lunedì 2 maggio 2016

Occidente Egoico


L'Italia del fare più forte di chi dice solo di no. 
Non sono io a dirlo, ma il presidente del consiglio, Matteo Renzi. 

Che la politica italiana sia fatta di slogan non è una novità. Non c'è nemmeno bisogno di scomodare la memoria poi, per vedere quanta similitudine ci sia fra il Fonzie fiorentino e il Cavaliere per antonomasia: 
"noi siamo l'Italia che ama, loro l'Italia che odia" - così diceva un non più giovane Berlusconi per distinguere il suo popolo della libertà dalla sinistra.
Mentre a me imbarazzerebbe il solo pensiero di ripetere in tutti i salotti televisivi quest'infantilismo figlio dei primi accenni della demenza senile (forse precoce per quanto riguarda Renzi).  

Ma se il livello d'attenzione politica del popolo italiano si azzera attorno al nulla, scartando i fatti e ruotando attorno le belle parole, non è per Mr B o per il Matteo nazionale: loro incarnano semplicemente il (de)pensiero di noi populino, troppo attenti alla nostra egoica vita per renderci conto di far parte di una collettività più grande del nucleo familiare di appartenenza (vedi familismo amorale), e continuiamo ad accontentarci quindi della mediocrità di questi governanti. 
E allora è anche inutile condannare sempre questi disgraziati seduti sulle poltrone vellutate del potere, che proprio per il potere si leccherebbero anche le urine canine calpestate con le suole: pagano già un alto prezzo per quello.

Piuttosto dovremmo ammonirci a vicenda. E io me la prendo con te che leggi, che assisti agli scempi e non muovi un dito per fare nulla e trovi sempre una scusa, perché "la situazione ereditata è questa qui, e non c'è niente da fare",  perché "la colpa è dei nostri padri", perché "è tutto un magna-magna", perché "la colpa è degli altri", perché "i professori ce l'hanno con me", perché "pagare le tasse non è giusto", perché "non si può vivere con 1000 euro" (e certo che non puoi se vuoi mantenere i tuoi standard criminali per il pianeta), perché "calpestano i nostri diritti", perché "questo è schiavismo", perché "non c'ho nemmeno i soldi per le sigarette". 
Cazzate.

#bastaCazzate

sabato 7 novembre 2015

Fatti economici, fatti (i) politici



Cari amici del web, è arrivato proprio il momento di dire la mia su questo tema, visto che la propaganda mediatica, sponsorizzata dagli stessi elogiati per elogiarsi, continua inesorabile da settimane (in generale anni) a confondere gli ultimi dati economici come frutto della politica.

Partiamo da Angelino Alfano, capo del piccolissimo Ncd, e ministro dell'interno da troppo tempo. Ci dice:
L'Italia sta cambiando, i dati dell'economia stanno migliorando, lo riconoscono l'Europa e l'Istat e noi siamo protagonisti di questo cambiamento. Non ci sarebbe questa ripresa economica se due anni fa non avessimo fatto questa scelta. Io sono contrario a fermarci a meta' strada, dobbiamo andare avanti e portare l'italia oltre questa crisi. Chi ha avuto il coraggio due anni fa di fare questa scelta vuole confermare l'impegno fino alla fine, chi non se l'e' sentita si e' fermato a meta' strada.
E stampa, giornaletti, tv, quelli dell' internet, riportano acriticamente fin quando il tv-show con l'opinionista di turno ci dice cosa pensare.
Proseguiamo per Renzi che dal mondo di facebook ci fa sapere:
Si moltiplicano giorno dopo giorno i dati positivi sulla nostra economia. Oggi lo dice l’Istat, e anche in Europa la musica nei nostri confronti sta cambiando. Crescita più forte del previsto, ripartono i consumi, e – attenzione – nelle previsioni cala la curva del debito. Più lavoro e più fiducia, le riforme funzionano. Ripeto: non sono semplici numeri. Sono persone, storie, famiglie. E’ il senso di un Paese che si rimette in moto, che ritrova il gusto di avere ambizioni, di guardare al futuro. E la legge di stabilità va esattamente in questa direzione. Abbassando le tasse. Lottando contro la povertà. Avendo attenzione per il sociale. Dando a chi fa impresa le leve e gli strumenti per correre e creare lavoro. Aiutando chi ha casa, che non è un fardello o una colpa, ma spesso il frutto di anni di sacrifici e sudore. In un contesto europeo non esaltante, per usare un eufemismo, siamo quelli che hanno rialzato la testa, che ci provano. Non basta, non ci accontentiamo. Ma che stia finendo la dittatura dello zero virgola, non è un successo per il Governo, è un traguardo per l’Italia. Siamo tornati, finalmente.
C'è subito da dire che c'è un'apparente differenza fra il primo e il secondo testo. 
Angelino, senza pudore, indirettamente si appiccica -su di sé e la squadra di governo- il merito della crescita (sono contrario a fermarci a metà strada, dobbiamo portare [...] l'Italia oltre questa crisi), non dice di essere l'artefice ma lo induce a pensare, e poi attacca sibillino il vecchio papà Berlusconi.
Renzi, più umile (apparentemente) alla fine, che vuole apparire il superiore, il saggio che ama la Nazione, l'Italia e il made in Italy (mica la sua carriera politica eh!), sempre con il sorriso e l'ottimismo alla Gianni Morandi "dai che ce la fai", dice in fin dei conti quello che riporta l'Angioletto:
Le riforme funzionano.[...]E la legge di stabilità va esattamente in questa direzione (quale? della crescita, dei più consumi, delle meno tasse -!!!- ecc.).

Insomma si sono elogiati abbastanza anche questa volta. 

Ecco, io vorrei sputare due o più precisazioni che tenevo in gola da un po' di tempo, e mi davano un certo prurito.

La prima riguarda proprio questa nuova LEGGE DI STABILITA'.
Lo sapevate che con suddetta legge hanno abolito il garante del contribuente?
Per chi non lo sapesse il garante del contribuente era quell'ufficio a cui potevi rivolgerti nel caso in cui subivi delle vere e proprie ingiustizie da parte del fisco; esponevi il tuo caso, e poi questo si impegnava a presentarlo agli organi di competenza, esortandoli a comportarsi con correttezza (seguendo quell'art.97 della costituzione) e magari applicare l'autotutela
Nella pratica non aveva nessun potere effettivo, se non quello morale.
Sicuramente così come si presentava era abbastanza inutile, diciamocelo chiaramente, ma sarebbe stato un organo validissimo se potenziato di poteri. Avrebbe potuto risolvere tante vicende di poveretti in faida con l'amministrazione finanziaria senza passare dai tribunali. 
Ma la legge è legge, e Renzi&co. hanno pensato bene di cancellarlo proprio (il garante). 
Inutile dare una voce al CITTADINO CHE PAGA LE TASSE, non trovate? L'importante è che continui a finanziare il sistema... 

Poi sempre nella suddetta norma, si parla anche di abolizione dell'IMU (e non solo). 
Ma vi anticipo già che se i soldi dell'IMU non entrano più, da qualche altre parte pur sempre dovranno mettere le mani... quindi non rimaneteci troppo male quando vi accorgerete che nulla è cambiato. Sciocchini.

E va bene (cioé va male), il primo sassolino dalla scarpa me lo sono tolto.
Il secondo riguarda l'Expo (leggi anche questo post) e i suoi effetti.

La fiera, dal punto di vista economico, un effetto ce l'ha avuto, e nessuno lo nasconde. Facciamo un po' di calcoli (grossolani ma efficaci) per capire l'ordine di grandezza:
21 milioni di anime sono andate a Milano. Il prezzo medio è stato di 32 euro a biglietto. 7 milioni erano stranieri. 
Se consideriamo che ciascun individuo abbia speso 600 euro a testa (e lo dubito) per raggiungere Milano, visitare l'Expo, mangiare, dormire in hotel almeno una notte, abbiamo:
21 000 000 persone x 600 euro = 12,6miliardi di euro
di cui sono di "incasso biglietto":21 000 000 persone x 32 euro = 672 000 000 
Il costo Expo è stato di 14 miliardi! -per colpa delle spese gonfiante, mentre si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato con 5 miliardi. 
Nelle tasche dell'erario, con le imposte e le tasse, tornerà circa la metà di questi 12,6 miliardi di euro, quindi:
6,3 miliardi.

Allora: 
14 miliardi di costi - 6,3 miliardi di entrate =  7,7 miliardi di euro che non verranno recuperati!
Adesso, è vero pure che in macroeconomia ci sia da considerare un effetto moltiplicativo, quindi magari ci saranno altre entrate connesse, ma poi c'è sempre da tener presente che l'evasione la fa da padrona... 

Se non conoscete l'effetto moltiplicativo ve lo spiego con un esempio facile facile:
se si spendono 10 euro per riparare la bici, quegli stessi 10 euro verranno riutilizzati dal meccanico per comprare pasta, pane e latte al supermercato, e il supermercato li riimpiegherà per pagare i fornitori, e i fornitori pagheranno poi qualcun altro e così via. Questo è l'effetto moltiplicativo.
Poi su ogni transazione ci sarà sempre un tributo, e quel tributo è l'entrata dello Stato. 
Quindi nella fattispecie expo, non ci sono da considerare solo i 6 miliardi di entrate, ma anche quelle conseguite dagli altri consumi innescati a cascata. Chiaro?

Ad ogni modo ciò che emerge dai dati, è che l'economia si mette in moto se le persone si muovono e spendono (banale), e non che l'economia va bene perché il fiorentino fa la nuova legge di stabilità! 
l'Istat dipinge un quadro più bello dell'anno scorso perché c'è l'effeto Expo, non le riforme.

Quello che mi preme dire, e che ribadisco in altri post, è che il successo non si valuta sulla basa dei soldi incassati, ma sul messaggio corretto che si intende dare con un'opera. Altrimenti è come dire che i cinepanettoni siano dei capolavori del cinema solo perché ricevono grande riscontro ai botteghini. Una corbelleria insomma. 
Ma qui in occidente siamo usuali riassumere tutto con indici economici, anche la felicità e il benessere dei popoli (con ad esempio il PIL) e quindi a fare grandi confusioni.

Nutrire il pianeta, sì come no... sono sicuro che molti nemmeno si ricordino dove abbiano sentito questa frase.

In conclusione amici miei, quello che capiamo leggendo i giornali (cartacei e online) o guardando la tv, è che la politica e l'economia siano la stessa cosa. 
Una cazzata, ovviamente, ma molte persone ancora abboccano, e i politicanti di mestiere sono sempre lì a loro posto, e gli opinion leader -quelli dei talk show- continuano a spiegarci per chi votare. 
Vediamo un po' di munirici dei giusti anticorpi per discernere i fatti dalle stronzate.

Sarebbe cosa assai gradita. 



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domenica 1 novembre 2015

Expo che "successo"!

Expo Milano chiude i battenti, e cadono a valanga i complimenti, gli elogi e la parola successo, pronunciati e ripetuti, attraversando tutte le sfumature politiche, dalle bocche della classe dirigente lombarda e nazionale alla chiusura dei cancelli: partendo da Pisapia fino a Maroni, passando per Renzi.

Successo perché 21 milioni di individui hanno fatto visita l'esposizione. 

Ma può mai essere questo unico dato economico (perché milioni di visite significano big money) la sintesi dell'evento e la dichiarazione di un successo, considerando che il messaggio della fiera sia quasi passato in secondo piano?
(Nutrire il pianeta, e farlo nel rispetto dello stesso, in maniera ecosostenibile, innovativa, tecnologica. Cosa che sicuramente McDonald e CocaCola, sponsor ufficiali, hanno e avranno come priorità assoluta...)

Per non parlare poi dei costi gonfiati per la realizzazione, gli appalti affidati alla Maltauro, gli indagati e il giro di mazzette che la storia recente, attraverso i giornali, ci ha raccontato poco meno di un anno fa. 

Ma ovviamente è tutto già dimenticato. Il denaro come un bulldozer demolisce il grattacielo degli scandali, e un polverone di stelle avvolge la stalla dei maiali. La logica machiavellica odierna è una e sempre uguale: pecunia giustifica i mezzi.

Almeno ci resta quello, il bellissimo albero della vita che da qui al futuro (prossimo?) ci ricorderà, come la torre Eiffel per i francesi, l'ingegno, la creatività e l'operosità del lavoro italico. 
The italian job.




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domenica 4 ottobre 2015

Jobs act, disoccupazione in calo

In queste ultime settimane la televisione di Stato (e quella privata) ci ha irraggiato di "positività": 
disoccupazione sotto la soglia del 12%, trionfo del jobs act.
Per Renzi e seguaci gaudium magnum est! 

Non faccio parte dell'esercito dei gufi, come ama Renzi definire chiunque sia bastian contrario (che poi questi poveri gufi che hanno fatto tanto di male?), e non vedo di cattivo gusto il jobs act, ma sono comunque cauto. E allora aspetto, prima di capire le reali conseguenze della riforma sul mondo del lavoro -che tanto dipende dai mercati nazionali e internazionali. 

Una parziale riduzione della disoccupazione c'è stata, ed è meglio di niente. 
Ma meglio è approfondire e vedere i numeri che cosa ci raccontino:

Allora visitiamo il sito dell' ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) e spulciamo un po' di dati -visto e considerato che lo sport preferito dei politici è il tiro random dei numeri!- giusto per vedere se ci vogliano infinocchiare o meno.

Bene. La prima cosa di cui ci renderemo conto è che la disoccupazione di agosto, rispetto al mese di luglio, è stata in calo dello 0,1 % (quindi il tasso è del 11,9%), e in secondo luogo, vedremo che l'aumento di tale occupazione sia da attribuirsi al turismo! 
Quindi, seppur un incremento di posti nei settori "ristorazione e alberghi" (e servizi connessi) sia avvenuto davvero, nulla possiamo dire sul futuro dei neo assunti:
L'estate è finita e il turismo torna a casa, cosa succederà?

E che vi è del settore industriale-manufatturiero (che detto fra noi è quello che veramente conta, l'ossatura del Paese), quello su cui la riforma dovrebbe far davvero colpo?
Nulla (o quasi).

Ecco, questa è la reale dimensione del jobs act ad oggi: il nulla (o quasi).
Ma si spera il meglio.

Propongo di prendere la sana abitudine di frequentare l'Istat più spesso di sempre. 


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giovedì 23 luglio 2015

Renzi promette meno tasse

Una minore pressione fiscale non può dispiacere gli italiani, che da sempre pagano troppo dovendo versare all'erario anche per gli evasori. Ma criticare a prescindere chi tenta di fare una cosa giusta e sacrosanta, non è la chiave della soluzione ai problemi, anzi è un gioco pericoloso che dà credito al nuovo slogan del PD -"il partito delle meno tasse".
Piuttosto sarebbe molto meglio interrogare Renzi su dove prenderà i soldi, e poi sbugiadarlo sulla fuffa. 

Il pericolo lo sappiamo bene, è quello di un'altra promessa non mantenuta. Perché Matteo ha bisogno di consenso più che mai, tanto nella penisola quanto nel resto d'Europa, e allora promette un mega-taglio delle tasse per un valore di quasi 50miliardi di euro (per far felici gli italiani) a patto delle riforme (per far contenta l'UE). Infatti, le riforme sono essenziali per poter chiedere all'Europa quella flessibilità sui conti necessaria per sforare qualche parametro e alimentare la crescita (economica) -ma funzionerà?

Ad ogni modo, l'unica e vera domanda resta una: ci dobbiamo credere?
No assolutamente.

Non dobbiamo avere atti di fede o dogmi verso questo governo, ma se critica ci deve essere, che sia sul merito e costruttiva. Non giochiamo al gioco del "no a prescindere" o degli attacchi personali, perchè quello è un film già visto con Berlusconi. Piuttosto, lasciamo parlare e promettere i nostri leader: sono perfettamente in grado di annientarsi da soli...




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lunedì 13 luglio 2015

La Grecia bisogna aiutare

La questione greca è su tutte le pagine dei giornali, e sempre più nella vita di tutti noi, indirettamente adesso, direttamente poi - nel caso sciagurato dell'uscita della Grecia. 

Tsipras si è dimostrato un grande atleta del braccio di ferro, il referendum popolare è stata un'abilissima mossa per acquisire più potere contrattuale, ma la Merkel non è da meno e continua con la sua forza macistica e miope, senza cedere. 

Eppure, è proprio con l'ipotesi Grexit che la Germania avrebbe tutto da perdere. 
La Germania è l'economia più globalizzata in Europa, e la recessione -inevitabile- che seguirebbe nel caso di una uscita della Grecia dall'Euro, sarebbe un duro pugno nella pancia della Germania. Un remake della crisi finanziaria 2008-2010.

La Merkel gioca con il fuoco, e applica strategie che si dovrebbero adottare solo con i nemici, e non certamente con uno Stato membro della stesso Paese. 
La grande assente agli Eurosummit è dunque la politica. E' giunto il momento che Italia e Francia facciano il loro ingresso a supporto della Grecia e diano origine all'Unione Europea della politica, della solidarietà dei popoli.

Merkel: "no ad intesa a tutti i costi" 
Che Renzi e Hollande ribattano e mettano a tacere questa gentile signora tedesca dai vestiti colorati di dubbio gusto, signora che con una pessima mano di poker palesemente bluffa. 




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domenica 21 giugno 2015

Francois e Francis, visioni diverse di uno stesso fenomeno

Mentre Francois Holland è in visita a Milano per la giornata nazionale che l'Expo dedica alla Francia, e affronta con Matteo Renzi la questione immigrati, c'è un altro Francesco -il Papa- che a Torino siede a tavola e pranza con gli immigrati stessi.
Una differenza notevole, e non solo di forma. 

Infatti, le azioni di un uomo oltre che uno stile di vita,  possono essere un simbolo, e i simboli hanno il potere concreto di tramutare i sogni in realtà, convogliando le persone da uno stato passivo -di meditazione e assimilazione- ad uno stato attivo, fatto di azioni concrete. 

Quello che oggi ha fatto il Papa, volontariamente o non, è un simbolo. E come tale richiede contemplazione.

Per affrontare i problemi, in generale, si possono avere diversi approcci, e nella fattispecie ad esame, c'è la maniera di Francois Holland -che chiude le frontiere- e la maniera di Pope Francis -che accoglie tutti. 

Sono due "fare" diversi, frutto di due visioni diverse. Le loro decisioni, giuste o sbagliate che siano, saranno sempre meglio del non-fare, che di fatto equivale a morire (la vita di per sé è movimento; la morte è stasi).
Il "come fare", poi, cambia il mondo.

L'UE ha scelto di restare a guardare, fate voi la diagnosi del suo stato di salute.



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lunedì 15 giugno 2015

Stati Uniti d'Europa

La Francia raccoglie quel che semina: bombe sulla Libia, immigrati sulla frontiera. E non può che essere altrimenti, anzi questo è proprio il momento giusto (per l'Italia) di sbattere i pugni sul tavolo dell'UE ed esigere collaborazione nell'affrontare questo problema.
Renzi annuncia quindi un piano B (ignoto al momento) nel caso in cui Hollande e Merkel, i nostri amici H&M, non rispettino gli accordi -saremo mica gli scemi del villaggio?

La situazione è complicata e il nodo difficile da sbrigliare, ma proprio come l'ideogramma cinese di crisi racchiude il significato di opportunità, potrebbe essere questo il momento in cui, con una guerra alle porte (vedi Russia e Isis), un Tsipras che minaccia la Grexit, e un Renzi deciso a scontrarsi a muso duro, l'UE possa da questa grande crisi compiere il grande passo e diventare Nazione. 

Per anni siamo rimasti anestetizzati, inermi a guardare gli eventi susseguirsi, ma adesso in uno scenario da fantapolitica tutto e il contrario di tutto può accadere. Popoli incazzati e nuovi leader emergenti sono stati la polvere di stelle.
Restiamo sintonizzati sul Big Bang, una nuova Europa può nascere.




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venerdì 12 giugno 2015

Renzi il Riformatore

Oggi mi trovo a scrivere una cosa abbastanza odiosa, mi tocca prendere le difese di Renzi e di tutti quei tiranetti (bada bene che non parlo di Renzi) o aspiranti tali (adesso sì, parlo di Renzi).

La democrazia non è un modo di esercitare il potere efficiente, e non sono l'unico a pensarla in questo modo, c'è addirittura chi ha matematicamente teorizzato questa idea (vedi Arrow), infatti con l'alternanza dei partiti al governo praticamente non c'è continuità decisionale, e in un parlamento come il nostro dove il governo conta quello che conta -praticamente come una mano senza dita- in cinque anni di legislatura (se poi si arriva a fine legislatura!) i risultati che si portano a casa sono quisquilie. Ecco  perché anche alla prossima campagna elettorale sentiremo parlare di riforme.


Renzi non è uno statista, un genio, un illuminato, un santo, o un dotto, però si trova al governo e qualcosa deve pur fare. Scusatemi tanto se allora fra la paralisi e una decisione sbagliata, preferisco di gran lunga la seconda opzione: un sasso che smuova l'acqua dello stagno. 


Certo è che l'italicum non sia la perfezione e che la buona scuola crei clientelismo, ma non mi pare che lo cose allo stato attuale siano più felici o che qualcun altro di pitagorico intelletto abbia partorito e concretizzato geometrie migliori. Allora, sulla base di queste considerazione, vi dico solo una cosa: parliamone...


Questo post, ci tengo a precisare, non è affatto pro-Renzi,  anzi, se al governo ci fosse stato Berlusconi o un Di Battista, avrei detto le stesse cose. 

Abbiamo bisogno di prendere delle decisioni, di più fatti e meno belle parole: Viva Kim Jong-Un!






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mercoledì 10 giugno 2015

L'isolamento del Grande Capo

Putin fa visita all'Italia all'indomani del G7 nel quale i sette più importanti capi di stato si sono incontrati in Baviera per discutere dei problemi del mondo, ma principalmente della linea dura da tenere contro la Russia.

La visita di Putin è legata all'Expo, al padiglione Russia, all'alimentazione, ma in ballo ci sono tanti altri temi: la questione Ucraina, il terrorismo, i prossimi mondiali di calcio, i rapporti commerciali, la religione [...] - in giornata anche l'incontro col Papa.

Quella di oggi è sicuramente una contromossa del Cremlino, che sempre più viene isolato dal vecchio continente. Cerca di tener botta.
Sicuramente non mancherà occasione da parte dello Zar a rinnovare l'invito per un G20, l'unica vera mossa efficace contro questa clausura forzata, ma è un piano di difficile realizzazione, almeno per ora.

Renzi ha quindi il compito di pontiere fra Russia e Stati Uniti, ma in realtà ciò che dirà poco conta... non avendo alcun tipo di potere effettivo per modificare lo stato attuale delle cose.
Con tutta probabilità si limitirà a concordare con Mr Putin sull'esigenza di un dialogo allargato, cosa che avverrà solo se il protocollo di Minsk 2 viene rispettato in tutti i suoi punti sia dalla Russia che dagli altri attori - improbabile.

Molto più interessante si rivelerà l'incontro fra Putin e Berlusconi, atteso in serata.
Ma a noi non sarà concesso sapere...


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mercoledì 12 marzo 2014

Sì all'Italicum dalla Camera


L'Italicum passa alla camera: 365 voti a favore, 156 i contrari.
Renzi esulta su twitter, ma forse c'è poco da stare sereni... non c'è mai limite al peggio: Forza Italia, Nuovo Centro Destra, e lo stesso Partito Democratico hanno votato a favore mettendo dei paletti in chiaro.

Aspettiamoci le comiche, prossime modifiche al Senato!


Per approfondimenti: Giornalettismo.com 


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martedì 11 marzo 2014

Italicum - secondo round


E oggi passano alla camera dei deputati gli emendamenti riguardanti le soglie di sbarramento e il premio di maggioranza, poi al Senato sarà altra sfida (accetteranno di autodistruggersi?).

Su questi due punti non ci sono intoppi nei piani di Renzi, ma il PD rimane sempre un partito diviso con franchi tiratori  in agguato.

Se l'italicum passasse così com'è anche all'altra Camera (quella del Senato) troveremmo una nuova legge elettorale con un premio di maggioranza al partito che riceve più voti, ma deve raggiungere almeno il 37% altrimenti ci sarà un ballottaggio fra i due che hanno raggiunto il miglior risultato. Poi c'è la soglia di sbarramento del 4,5% dei voti per i partiti che si presentano in liste di coalizione, e uno sbarramento all'8% per chi si presenta in solitaria (chissà che succederà a UDC e NCD)

segui cosa succede: link3, link4, link5, link6




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Italicum - primo round

E le quote rosa, come molti sospettavano, sono state poi bocciate!
Il vantaggio che Renzi aveva sulla carta si è tramutato in un buco nell'acqua nella prova dei fatti. 

Certo, loro (PD) potranno anche applicare la nuova regola sulla parità dei sessi, ma non è la stessa scossa che si sarebbe data alla politica se l'italicum fosse passato oggi. 

Demandando la valutazione del principio delle quote rosa al giudizio individuale (la parità di genere si può affermare con un colpo di inchiostro?), Renzi non inizia sicuramente nel migliore dei modi la sua sfida riformatrice

Intorno le 20:00 viene votato il primo emendamento riguardante le "quote rosa" (quello sull'alternanza dei sessi nella composizione delle liste) prima viene respinto con 335 voti contrari e 227 favorevoli, e circa mezz'ora dopo c'è la votazione del secondo emendamento (riguardante l'alternanza dei capilista) con 344 voti contrari e 214 voti a favore... due cazzotti su Matteo!

Ma poi, una cosa che proprio non capisco è quale senso abbia ancora questo scrutinio segreto. Mi spiego:
Se la decadenza di Berlusconi è stata votata alla luce del sole, perché adesso non si sono inventati un'altra favoletta, data la necessità, per votare a vis à vis?

Comunque sia, il PD è spaccato (sai che novità!) e all'appello, nelle fila del partito democratico, mancavano almeno 70 voti a favore dei due emendamenti

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