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giovedì 20 agosto 2015

Goodbye Tsipras

Tsipras non ha più i numeri per governare, gran parte del partito di maggioranza non ci sta più a tenere in piedi il circo, e così con un messaggio lanciato in televisione annuncia le proprie dimissioni
Era stato eletto il 25 Gennaio 2015, e aveva promesso l'impossibile al popolo greco (la normalità per i cittadini tedeschi): una vita dignitosa, senza il gravare di un debito assurdo e illeggittimo sul capo. Ma purtroppo ha fallito, e messo con le spalle a muro non ha potuto far altro che crollare. 

Personalmente  non l'ho mai biasimato, nemmeno dopo aver ceduto in seguito al referendum (che comunque gli ha permesso maggior margine di manovra nelle trattative), anzi avevo intravisto in lui una forte umanità: la crisi di un uomo consapevole di star giocando d'azzardo al prezzo della vita di milioni di famiglie.
E lo vedevo come una persona in buona fede, rivoluzionaria, con gli attributi necessari per fare la guerra a Golia armato di una sola fionda, ma mi sono dovuto ricredere. Infatti è sempre di oggi la notizia della sua ricandidatura a guidare il Paese, un annuncio che mi fa vedere quest'uomo da un'altra prospettiva, che forse prima mi sfuggiva: quella del suo lato B... che bacia la poltrona.

Cosa ne pensate?






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lunedì 20 luglio 2015

La Grecia torna in pista

Non ho mai dato Tsipras per morto, e non l'ho mai biasimato per aver ceduto alle trattive con l'Europa, o per meglio dire con la Germania - al contrario di chi è sceso dal carro e si è messo a fare il pungolatore.

Perché nonostante la delicata situazione in cui la Grecia versava, ha saputo portare a casa un importante risultato: la riduzione del debito. 
Infatti, nell'accordo strappato all'ultimo summit europeo dopo il referendum, la Grecia ha l'obbligo di ripagare il debito al suo valore nominale, e questo significa che non è esclusa la possibilità di pagare meno gli interessi o di effettuare i pagamenti in maniera molto dilazionata. Tradotto: il debito è meno pesante.  

Tuttavia la partita non è ancora finita, e c'è poco da cantare vittoria. La Germania della Merkel (e di Schauble) proprio non ha intenzione di concedere sconti, e l'austerity non è il miglior programma per rimettersi in piedi.

Nel frattempo, Varoufakis (ex ministro delle finanze greco) denuncia la creazione di un'Europa a due velocità, una guidata dalla Germania, che pensa solo ai propri interessi, e l'altra rappresentata da tutti i Paesi indebitati e costretti ad uno stato di insolvenza perenne. E accusa Schauble del macchiavellico piano di creare questa situazione insostenibile per la Grecia proprio per cacciarla dall'UE.

USA e UK sembra stiano incominciando a credere a questa versione dei fatti, e le trattative per la sostenibilità del debito ellenico potrebbero riaprirsi con gli USA schierati al fianco della Grecia.
Ovviamente se gli americani intervenissero non sarebbe per amore incondizionato, ma per evitare lo strapotere tedesco nel vecchio continente, e soprattutto perché non possono permettersi di far tornare i mercati a ballare.




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martedì 14 luglio 2015

Varoufakis detto Popeye

Varoufakis, ex ministro delle finanze greco, è stato il vero campione del braccio di ferro con la Merkel (o meglio con Schauble, il ministro delle finanze tedesco).

Purtroppo è stato costretto alle dimissioni proprio dopo la vittoria del NO del referendum greco, quel NO che rappresentava l'elemento cruciale della sua battaglia. 
Ma Tsipras e il suo entourage non se la sono sentiti di andare fino in fondo -impossibile biasimarli- e il ministro non avrebbe potuto portare avanti una strategia non condivisa. 

L'idea originaria, quando Varoufakis era ancora in carica, consisteva nell'utilizzare il NO del referendum popolare ad accettare il "piano Merkel", e coniugarlo all'emissione di particolari cambiali IOU (titoli di credito che si comportano quasi al pari di una moneta) per ottenere così un po' di liquidita e il re-impossessamento della banca centrale greca. 
Minacciare quindi una Grexit e avere ulteriori margini di guadagno nelle trattative con l'Europa
Il piano c'era, con i suoi rischi e le sue probabilità di vittoria. 

La Germania avrebbe potuto magari incominciare ad assaggiare le turbolenze dei mercati per mezzo dell'ipotetica Grexit, rinfrescarsi le idee e sedere di nuovo al tavolo delle trattative. Forse, dopo, l'incontro sulle divergenze si sarebbe ottenuto lo stesso, e forse più vicino alla parte di Tsipras.

Ad ogni modo la storia ha percorso una strada diversa, e la lavata di capo è stata fatta alla Grecia, che comunque un minimo di ristrutturazione del debito l'ha ottenuto -e questo grazie al referendum.

Ma purtroppo le aspettative sono rimaste mille miglia lontane.





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Germania Caput Mundi

Anche Papa Francesco, di ritorno dal viaggio in Sud America, parla della situazione greca e accusa i governatori del passato di aver portato il Paese in questa situazione disperata, augurandosi poi che si trovi "una strada per una soluzione" definitiva.

Tsipras, ad ogni modo, colpe non ne ha, e opportunità concrete per capovolgere l'andazzo non né ha avute nemmeno -questo a causa dell'asfissia di danaro che la BCE ha procurato sin dal suo insediamento. 

L'attenzione mediatica è quindi ancora incentrata sulla Grecia, che fino ad ora, a parte l'ultimo summit europeo, mai ha avuto margini per ritrattare il debito.
Discorso a parte, invece, merita l'Austria, alla quale è stato concesso un piano di ristrutturazione del debito senza nemmeno batter ciglio, nel silenzio generale di tutti. E la Germania stessa, che i debiti delle due guerre mondiali mai li ha pagati!

E allora, è evidente che l'Europa oramai sia dominata da una visione germanocentrica. Visione che mal si coniuga con le politiche dei Paesi più vicino al Mediterraneo, che non sono per nulla inferiori in fatto di intelligenza. E questa divergenza di idee, sulla politica e sulla società, porta ad una morsa al rubinetto dei quattrini che fa sì che anche il più capace leader-amminastratore-politico-genio di questo Pianeta, sia impossibilitato a far bene per il proprio Paese. 

Ed è così che poi si  arriva al paradosso di una Germania leader e principale creditore del continente. 
Cosa che non sarebbe impossibile nemmeno per l'Italia (basta depennare e non pagare i propri debiti!).



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lunedì 13 luglio 2015

La Grecia bisogna aiutare

La questione greca è su tutte le pagine dei giornali, e sempre più nella vita di tutti noi, indirettamente adesso, direttamente poi - nel caso sciagurato dell'uscita della Grecia. 

Tsipras si è dimostrato un grande atleta del braccio di ferro, il referendum popolare è stata un'abilissima mossa per acquisire più potere contrattuale, ma la Merkel non è da meno e continua con la sua forza macistica e miope, senza cedere. 

Eppure, è proprio con l'ipotesi Grexit che la Germania avrebbe tutto da perdere. 
La Germania è l'economia più globalizzata in Europa, e la recessione -inevitabile- che seguirebbe nel caso di una uscita della Grecia dall'Euro, sarebbe un duro pugno nella pancia della Germania. Un remake della crisi finanziaria 2008-2010.

La Merkel gioca con il fuoco, e applica strategie che si dovrebbero adottare solo con i nemici, e non certamente con uno Stato membro della stesso Paese. 
La grande assente agli Eurosummit è dunque la politica. E' giunto il momento che Italia e Francia facciano il loro ingresso a supporto della Grecia e diano origine all'Unione Europea della politica, della solidarietà dei popoli.

Merkel: "no ad intesa a tutti i costi" 
Che Renzi e Hollande ribattano e mettano a tacere questa gentile signora tedesca dai vestiti colorati di dubbio gusto, signora che con una pessima mano di poker palesemente bluffa. 




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sabato 13 giugno 2015

Grexit, ipotesi valida

Dentro o fuori? La Grecia è ancora lì a trattare con i diavoli, Merkel e FMI in prima linea. Ed è così che si oscilla dall'ipotesi Grexit all'intesa sulle riforme -un giorno sì e l'altro pure.

Tsipras si era presentato al popolo ellenico come l'eroe che avrebbe riscattato l'orgoglio della Nazione trattata come PIIGS, ma la situazione è ancora in stallo. Ad ogni modo, di sicuro possiamo affermare che il premier greco sia un leader e trascinatore di masse, nonché un uomo che tiene fede a quanto pattuito con gli elettori (concetto alieno in Italia), ci sono ministri più che pronti per il default piuttosto che farsi umiliare di nuovo dalla troika. Ma le intenzioni, seppur nobili, spesso da sole non bastano, e servirebbe ancora più audacia nel far capire -soprattutto al Fondo Monetario Internazionale- che il popolo greco di sacrifici ne ha piene le scatole. Ma sia l'Europa che il FMI, sono così terrorizzati da un'ipotetica uscita della Grecia che proprio fanno fatica a recepire il messaggio.

Forse, sarebbe il caso che tutti i leader europei si interrogassero seriamente su questo progetto UE, e decidessero con serenità se farne parte o uscirne.
Che senso ha avere 29,30,40 Stati se poi ognuno fa quello che gli pare? Meglio pochi ma buoni.

Solo dopo una scrematura sarà possibile la realizzazione degli Stati Uniti d'Europa, una Nazione che faccia gli interessi (e non solo economici) degli europei, e non di un singolo Stato -la Germania.



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