Questo è un post un po' così, flusso di coscienza style, quello che mi viene in mente scrivo. E quel che mi passa per il cervello, ora, è che vedo tutti rincoglioniti, più del solito. Da i personaggi famosi della Tv, ai familiari, a me stesso, ai colloghi, agli amici ... forse sono solo io quello dalla poca lucidità (prodigio della senelità, visto che non ho nemmeno raggiunto i 30). Non so, sarà l'effetto di un avvelenamento di massa? E che tipo di avvelenamento è? Biologico? E' quello che mangiamo*? Che respiriamo? Dovuto alla cultura moderna? Lo stile di vita? I lavori sedentari? E così via alla compagnia della sindrome di Born out e amici simili. Sarà un misto di tutte queste ragioni? Sinceramente non lo so, ma succede sempre di più. Tu cosa ne pensi? Noti questa tendenza in divenire del rincoglionimento di gruppo? Fammi sapere con un commento, condividi con gli amici rincoglioniti. facebook, twitter, google+ *UFO: unidentify food object, anche conosciuti come cibi industriali.
Il primo passo concreto verso Brexit è stato compiuto. Theresa May formalizza l'avvio della pratica di divorzio. Ma lasciando in un angolo i tasselli burocratici, che manco i burocrati sanno arrabattare, proviamo a fare brevi considerazioni su quel che ci spetta. Al momento, tutti i capi di stato dei singoli paesi dell'UE non hanno alcuna intenzione di cedere alla possibilità di firmare accordi bilaterali con la Gran Bretagna - GB hai voluto la bicicletta? Pedala! Eppure tanti europei ancora lavorano e vivono nell'isola della regina, e sicuramente continueranno a farlo. Chissà se poi ci andranno di mezzo come merce di scambio per poter sedere ancora al tavolo delle trattative. I leader al potere hanno bene in mente il conto salato che vogliono far pagare agli inglesi, e allo stesso tempo lanciano un monito preciso ai cittadini europei: cari europei, attenti a quel che votate, perché fuori l'Unione vi aspettano crisi e depressione (condizioni, tra l'altro, create da questi stessi soggetti(ni)). E magari, in mente, hanno già il re-ingresso degli inglesi, che, dopo l'assaggio dell'amara medicina, potrebbero essere disposti a TUTTO pur di essere riannessi al progetto Europa (possibile?). Già ora c'è chi versa lacrime -vedi Scozia e Irlanda del nord. L'Europa unita, come idea, è una bella cosa ecc., ma così com'è non è affatto quell'unione dei popoli che si cita sempre. L'unica cosa certa, se si vuole davvero credere in questo progetto, è che bisogna sfidare le istituzioni attuali e rimpiazzare uno per uno questi fulminati (altro che illuminati). In campo ci sono due squadre che stanno disputando la partita più importante di sempre, una partita che durerà anni, e il premio in palio è l'Europa unita o divisa, a seconda degli schieramenti. Il primo a fare goal è stato Nigel Farage, vedremo poi i prossimi marcatori. Per quanto riguarda il panorama politico nostrano, il partito più accreditato, in linea con le posizioni nazionaliste di Farage o Le Pen, è la Lega Nord -che è anch'esso un partito nazionalista, solo che per nazione intende Lombardia e Veneto; e poi ci sarebbe Fratelli d'Italia, che secondo i sondaggi è fra il 3 e il 5%. Va beh. Il M5S, invece, che su Tv e stampa è sempre indicato come antieuropeista, non lo è affatto. Anzi, è così pro-europeo, che è l'unica forza politica che attualmente mette seriamente in discussione l'architettura della UE con il fine di migliorarla davvero. Insomma, nulla a che vedere con i movimenti nazionalisti. E per questo, dobbiamo un GRAZIE a Beppe Grillo. Condividi con l'amico leghista, commenta e seguimi sui social.
Il PD vomita fango sui 5 stelle, ma in fin dei conti lo copia in tutto (e male).
Beppe Grillo già aveva fatto la sua ascesa nelle piazze, prima con i vaffanculo day, poi con M5S, quando Renzi, a livello nazionale, decise di farsi conoscere come rottamatore.
Anche l'uso del linguaggio. Rottamare. Una parola aggressiva, forte, allineata al linguaggio di Grillo. Ma Grillo faceva (e fa) parte degli italiani incazzati, mentre Renzi, mirava il vento per cavalcare quell'onda di insofferenza verso la politica con l'unico scopo di saziare la propria fame di potere.
Oggi, il PD, boccia qualsiasi proposta di legge dei 5 stelle, ma in fin dei conti le ripropone in altre salse, e in peggio, snaturando l'efficacia stessa dei propositi. E poi fa campagna su tv, stampa e internet, per raccontare i grandi successi - che in realtà sono preceduti da "in".
Diciamoci la verità, il M5S sta sul cazzo un po' a tutti dello status quo. In fondo, le ragioni ci sono, molte sono intuibili, altre le immaginiamo, e tante altre ancora ci sfuggono (ragioni che potrebbero riguardare gruppi di potere a noi nemmeno noti). Per quel che è evidente, uno dei motivi basilari, è l'impostazione del movimento stesso che ha fatto di internet il suo media preferito, e ha sempre attaccato stampa e Tv. Inevitabile quindi farsi due grandi nemici: Stampa e Tv. Antipatie, che comunque, volendo o no, non hanno fermato l'interesse per il movimento di Grillo, che poi, veicolato in principio dal 'vaffanculo', ha trovato una montagna in più di successo. Era un messaggio preciso, riassuntivo, immediato, intellegibile da tutti gli strati sociali. Come si sono comportati i media tradizionali? All'inizio, hanno deciso di ignorare i comizi del comico. Chiudere gli occhi, e far finta che nulla stesse accadendo. Un modo di fare giornalismo che semplicemente non è tale, quasi come se l'obiettivo fosse quello di non dare visibilità al comico (togliamo pure il "quasi"). In realtà, Grillo, prima con i suoi spettacoli, poi con il suo sito, poi girando per le piazze, si era creato un grande bacino di pubblico che credeva in lui, nella sua persona, nelle sue idee. Quindi, che la stampa lo ignorasse, o che lo attaccasse, o che lo sostenesse, importava zero. La gente, con il passa parola, già stava creando una energia potenziale che poi si sarebbe sfogata liberamente nel Movimento. Quando i giornali e le televisioni hanno capito che non era più sostenibile ignorare i fatti, senza pensarci due volte, hanno deciso di screditare il M5S, a prescindere. Così facendo, senza nemmeno accorgersene, oltre che far girare le gonadi ai sostenitori del movimento, hanno anche accresciuto l'interesse per il movimento stesso, soprattutto nell'altra metà della popolazione (quella che internet la pratica poco). Col senno di poi, si dovrebbero chiedere se le cose sarebbero state diverse se solo avessero avuto un comportamento neutrale. Ma quando mai i giornalisti sono stati obiettivi? Oggi, al centro della discussione mediatica (dopo aver messo in stand-by la Raggi), c'è la decisione di Grillo che dice NO alla Cassimatis, dopo che questa sia stata eletta dagli stessi iscritti al movimento. Premettendo che la notizia in sé, è una notizia e che quindi è giusto parlarne, è doveroso dire che farlo ogni giorno è più che ridicolo, oltre che demarcare questo preciso antagonismo. Il M5S ha come obiettivo rinnovare il parlamento (e la politica in generale) con nuovi politici. Ha un sistema per raggiungere tale scopo che si è dimostrato in più di una occasione fallace (perché tanti sono stati eletti con il M5S e poi hanno goffamente gattonato verso altre sponde politiche) e quindi è chiaro che Beppe Grillo non possa permettere altri errori. Amen. Crediamo veramente che il suo interesse sia quello di far vincere uno piuttosto che un altro? Il suo intento è molto semplice: non far (auto)distruggere il Movimento, di cui comunque è padre e garante, e mai potrebbe lasciarlo nelle mani di chi lo usa come tramite per raggiungere fini personali. Il fine di Grillo, quindi, non è quello di indirizzarne gli scopi politici. E' chiarissimo. Inoltre, il motto è sempre stato uno vale uno, e se un esponente del movimento deve mettersi da parte, se ne va e basta: nessuno è indispensabile. Anche da qui si vede la buona fede degli eletti... Chissà cosa pensi tu che leggi. Tò, guarda un po', sotto puoi scrivere un commento...
E l'imbecille suona il clacson, si fionda sull'incrocio, inchioda, e ti guarda con fare da bertuccia. Senza capire esplode con due, mille parolacce, nonostante lo STOP gridi chiaro sul rosso del cartello, accompagnato dai caratteri cubitali sull'asfalto che non lasciano adito a dubbi: S T O P. Ti guarda, ma ancora non comprende perché non sia potuto passare, perché non abbia avuto accesso a quella precedenza a cui NON aveva diritto. E s'incazza, suona il clacson - l'unica cosa in grado di capire, ovviamente disconoscendo il giusto contesto d'applicazione... E gli imbecilli sono in mezzo a noi, sopra, sotto, con noi, e contribuiscono a plasmare nel bene e nel male la società in cui viviamo. Ma non arrabbiamoci con loro, non cediamo a quelle stesse logiche scimmiesche che li dirigono. Piuttosto educhiamoli al rispetto delle regole, perché altrimenti saranno le regole ad adeguarsi al loro modo di fare. Ve lo immaginate uno Stato, fatto di leggi create da un parlamento pieno di scimmie? Lo so, è come chiedere di credere che la terra sia tonda. Difficile da immaginare. Allora sì, la bertuccia va educata, ma prima di tutto assicuriamoci anche di non essere noi quella bertuccia... Passa parola e aiuta un imbecille. Seguimi sui social.
L'Italia del fare più forte di chi dice solo di no.
Non sono io a dirlo, ma il presidente del consiglio, Matteo Renzi.
Che la politica italiana sia fatta di slogan non è una novità. Non c'è nemmeno bisogno di scomodare la memoria poi, per vedere quanta similitudine ci sia fra il Fonzie fiorentino e il Cavaliere per antonomasia:
"noi siamo l'Italia che ama, loro l'Italia che odia" - così diceva un non più giovane Berlusconi per distinguere il suo popolo della libertà dalla sinistra.
Mentre a me imbarazzerebbe il solo pensiero di ripetere in tutti i salotti televisivi quest'infantilismo figlio dei primi accenni della demenza senile (forse precoce per quanto riguarda Renzi).
Ma se il livello d'attenzione politica del popolo italiano si azzera attorno al nulla, scartando i fatti e ruotando attorno le belle parole, non è per Mr B o per il Matteonazionale: loro incarnano semplicemente il (de)pensiero di noi populino, troppo attenti alla nostra egoica vita per renderci conto di far parte di una collettività più grande del nucleo familiare di appartenenza (vedi familismo amorale), e continuiamo ad accontentarci quindi della mediocrità di questi governanti.
E allora è anche inutile condannare sempre questi disgraziati seduti sulle poltrone vellutate del potere, che proprio per il potere si leccherebbero anche le urine canine calpestate con le suole: pagano già un alto prezzo per quello.
Piuttosto dovremmo ammonirci a vicenda. E io me la prendo con te che leggi, che assisti agli scempi e non muovi un dito per fare nulla e trovi sempre una scusa, perché "la situazione ereditata è questa qui, e non c'è niente da fare", perché "la colpa è dei nostri padri", perché "è tutto un magna-magna", perché "la colpa è degli altri", perché "i professori ce l'hanno con me", perché "pagare le tasse non è giusto", perché "non si può vivere con 1000 euro" (e certo che non puoi se vuoi mantenere i tuoi standard criminali per il pianeta), perché "calpestano i nostri diritti", perché "questo è schiavismo", perché "non c'ho nemmeno i soldi per le sigarette".
Così diceva Ludwig Feuerbach, e sicuramente torto non aveva, visto che il cibo influenza la nostra salute -regolando le funzioni del corpo e gli ormoni, e non solo- ma soprattutto dipinge chi siamo, quale sia la nostra cultura, il nostro credo, il nostro status sociale: gli arabi non mangiano il maiale, in europa non mangiamo i gatti o le cavalette, i ricchi (tendenzialmente) stanno più attenti a comprare pietanze di qualità, mentre i servi della gleba (tendenzialmente) prediligono una dieta molto calorica, concentrandosi più sulla quantità che la qualità. Insomma, mangiare è molto più del solo atto in sé, ma è una funzione che racconta tanto di noi sul piano biologico e su quello socio-psicologico. Il piatto che arriva sulla tavola parla delle nostre aspettative di vita e del nostro posto nella società, perché una dieta sana è un passo verso la longevità, e la scelta di cosa mangiare ci riporta alla dimensione spaziale (geografica) e culturale definendo il luogo in cui viviamo, il nostro culto, il nostro livello di istruzione, il nostro carattere. Il cibo sulle tavole rispecchia anche le nostre paure, le nostre ansie. In un mondo in cui il cittadino comune si allontana dalla filiera alimentare, demandando a terzi attori la produzione, la trasformazione, la distribuzione del cibo, il consumatore non trova posto, e si riduce il suo grado di fiducia nei confronti delle pietanze, ed esterno all'intero processo che riguarda la creazione degli alimenti non gli resta altro che affidarsi al dogma delle etichette (quando ci sono), alle informazioni date alla tv, ad internet. Inutile dire che le misure di controllo personale sono del tutto inefficaci: troppi attori intervengono nella filiera, spesso a latitudini e longitudini opposte, con regole di produzione, conservazione, trattamento, completamente differenti, dove l'alimento puro della terra viene trasformato e poi addizionato ad altri prodotti -che non è detto che siano necessariamente compatibili- andando a creare così una sorta di UFO, un Unidentified Food Object (per dirla alla Fischler). Insomma, passaggi troppo complessi per essere raccontati chiaramente e brevemente con una etichetta. Gran parte di questo sistema è indubbiamente figlio della globalizzazione, un fenomeno tutt'altro che naturale, ma politico. E quindi non è vero che sia IRREVERSIBILE, come molti al contrario sostengono (vedi Bauman). E se il disegno politico cambia, allora cambiano interamente le regole del gioco, e con loro anche il cibo che arriva in tavola. Se mangiamo schifezze un motivo ci sarà. #Mangiamo quel che siamo. Condividi con i global, lascia un like.
Aiutare gli altri per aiutare sé stessi. La regola da seguire per poter cambiare la propria vita e girare il palmo dal basso verso l'alto dicendo da così a così. Molti non realizzano, ma è proprio quando aiutiamo il prossimo che spesso troviamo un'innata saggezza gandhiana, e questo poi nulla conta se non ci ascoltiamo, se non mettiamo in pratica le belle parole. Insomma, predicare bene per razzolare bene, questo è l'obiettivo. E il volontariato è una valido strumento per fare goal. Eppure, parlando con coetanei e altri giovani adulti (fascia di età 18-27) mi sono reso conto che il volontariato sia visto assurdamente come un qualcosa per sfigati, per perdenti, riflettendo tutto l'egoismo di quest'era digitale, moderna, frutto dell'alienazione subìta sin dalla tenera età ad opera dei computer-televisori-telefonini-videogiochi, che hanno portato a non far sviluppare l'empatia che un normale essere umano sviluppa socializzando con i suoi simili. Come ogni cosa, è l'abuso che porta a devianze, perché di per sé la tecnologia è uno strumento e non ha colpe (anzi, ci facilità la vita), ma è l'uso che se ne fa. Ancora non mi capacito come si possa avere una posizione tanto netta (quanto idiota) nel non volere aiutare, a volte mi chiedo se farei bene a registrare questi e denunciarli in pubblica piazza, giusto per sbattergli di fronte agli occhi il cancro che covano in seno con posizioni tanto poco ragionate e sentite. Questo post vuole solo sensibillizzare un po' l'opinione altrui sul bisogno che c'è di noi nel mondo, compiere piccoli gesti per fare grandi cose, e non solo per gli altri e la società, ma anche per sé, perché il guadagno che si trae da esperienze simili non è immaginabile prima, e le parole sono inutili. #HelpWhoNeeds Condividi con i cancari
Sconfiggere i demoni del passato guardandoli dritto negli occhi, mentre si medita da soli su una panchina nel verde del parco, sdraiati nel letto nel buio della notte, immersi nell'acqua del mare delle vacanze estive, ovunque ove la pace spodesti i rumori della vita, è fondamentale se si vuol dare un calcio alla Chuck Norris alla propria esistenza. Si tratta di maturità. Le esperienze negative sono degli insegnamenti che non sempre riusciamo a cogliere, spesso reiteriamo gli stessi sbagli, e ci danniamo poi, e come sempre lamentarsi non sarà la soluzione. Piuttosto dovremmo cavalcare quelle emozioni indomabili, guardando il puledro selvaggio a muso, e capire come montarlo. Allora PAUSA è la parola magica. Pausa dall'attività quotidiana, pausa dalla ricerca di una soluzione, pausa dallo stress degli obblighi, pausa dai continui errori, pausa da tutto. Pausa è l'amica. Goditi il secondo, l'ora, la giornata, ché le soluzioni ai problemi verranno così da sé, perché il cervello, tanto complesso quanto affascinante, è una macchina che analizza sempre, anche quando non ce ne accorgiamo, e in automatico ti ritroverai a rivivere memorie, storie, traumi e piaceri, e se guardi le foto dei ricordi senza i rumori della vita, Chuck Norris in persona ti darà la spinta che cercavi. Bada bene però che pausa non significa tempo libero, tempo di leggere, di navigare in internet, di giocare, di affaticare il cervello con le convinzioni degli altri; pausa è un tete-a-tete con te. Per il resto non c'è bisogno di aggiungere tante altre parole, basta solo non lamentarsi, perché sì la rosa è sfortunata ad avere le spine, ma le spine sono fortunate ad avere la rosa (cit.). #BastaLagne Condividi con i lamentosi, fai un'opera di bene
Che il mondo moderno sia egoista, basato sugli individualismi, si sa, si vede. Uno dei fattori che sicuramente ha contribuito a dipingere questa tela è senza dubbio la globalizzazione, e il modo di produrre. Se una volta, nel periodo ante-guerramondiale, le produzioni scarseggiavano, oggi abbiamo la situazione opposta, la sovrapproduzione, e questo vale anche (soprattutto) per i beni alimentari. Il consumo di oggi si manifesta sempre meno legato al soddisfacimento dei bisogni umani, e sempre più a logiche di appartenenza sociale: comprare l'iphone, il rolex, le nike, tutti simboli di un certo status, e non a caso ogni prodotto mette in mostra il proprio marchio per precise logiche di marketing. Domanda:Ma la gente, pecorona aggiungo io, non si è sfracellata l'anima a furia di essere stuprata (nel gusto) in questo modo? E come può essere così miope da non rendersi conto di consumare quelle che sono le risorse della Terra, che ad un certo punto termineranno, senza nemmeno comprendere gli effetti sul pianeta e di riflesso sulla vita di tutti quelli che lo abitano? Un altro fattore che partecipa a questa schizofrenia di massa -perché i comportamenti umani sono altalenanti fra la razionalità, l'irrazionalità, e la contraddizione pura- è sicuramente la disconnessione del consumatore dal sistema produzione, in particolare quello che riguarda la filiera alimentare, e quindi sempre più merda giunge sulle tavole: prodotti con diserbanti, salmonella, ogm, ogm con diserbanti, varie. Questo perché si perde ogni traccia dell'identità del prodotto, e apparentemente l'unico modo per difendersi è l'informarsi, conoscere; ma l'informazione è comunque delegata a terzi, i mass media, i quali viaggiano su treni che percorrono binari differenti dagli interessi dei cittadini-consumatori, e offrono un'informazione di parte, sintetica, contradditoria, non aderente alla realtà -dove la percezione del pericolo è notevolmente superiore al pericolo stesso, talvolta il contrario- e la diretta conseguenza è il senso di inquietudine di tutti noi, che non sappiamo che pannocchia mangiare, da quale distributore andare, e aumenta quella che ormai tutti considerano "l'ansia alimentare". In tutto ciò è nata una nuova domanda, quella dei prodotti sani, e nuove schiere di imprese sono nate per offrire la RE-INVENZIONE del prodotto TIPICO -che oggi si chiama BIOLOGICO. Le imprese, ovviamente, vendono anche a caro prezzo l'output, proprio per la domanda forte, cavalcata dalla paura della massa. Ma invece di affidare la nostra cazzo di alimentazione a terzi che hanno il proprio cuore nel portafoglio, e il cervello nei piedi, non è meglio re-invetare le nostre vite e avvicinarci ad una nuova economia, nuovo modo di produrre, e di intendere l'esistenza? Quanti di voi hanno mai provato a coltivare un piccolo appezzamento di terra per produrre da sé un po' di frutta e verdura? Quanti di voi hanno mai provato a scambiarla con altri cittadini a mo' di baratto? Quanti di voi hanno mai pensato che il futuro invece di andare in questa direzione consumistica possa essere diverso, e coniugare tradizione e innovazione? #LeggiUnPoDiPiùCompraUnPòDiMeno #EpoiPensa Condividi con gli amici spreconi
Drogàti, drogàti, drogàti, ecco cosa siamo nel 2016, sempre più drogati, di medicine, di stupefacenti, di alcol, di televisione, di internet, facebook, social, di telefono, di sport, calcio, di sesso, di porno, di abitudini dure a morire, di disinteresse, di routine, drogàti di insicurezze e intrappolati nella immagine di sé, piccola e insignificante, ma confortante, nata per l'alta opinione, gigante, troppo, degli altri senza per nulla tener conto della propria. Allora disintossicarsi è imporatante, e saperlo come fare ancora di più, ma nessuno ce lo può insegnare, le parole contano un cazzo, mentre vivere e fare esperienze sono la soluzione. Per ognuno la storia è diversa, ma in fin dei conti per sconfiggere i propri demoni si devono compiere gli stessi identici step, tre: A) capire di essere drogàti, B) essere motivati nel e per disintossicarsi, C) agire. I tre ingredienti per cucinare, non l'anfetamina, ma il minestrone riscaldato che chiamiamo vita, e dargli un carciofo di senso. #NoAllaDrogaCazzoIniziaAvivereEspegniFacebook Condividi con i tuoi amici tossici
*Ormai nessuno più vuol leggere, se lo si fa, si leggono solo cose riguardo il proprio campo e in linea con la propria visione del mondo, giusto per non imparare un cazzo di nuovo e sentirsi dalla parte della ragione, e se comunque si legge, si saltano le righe per fiondare sulla ciccia del discorso, senza badare a filosofeggiamenti, ma soprattutto, la maggior parte di voi nemmeno leggerà questa nota: pigri-tossici-dimmerda, senza offesa. Con amore. Per gli altri, più amore. Condividi con i tuoi amici disintossicati e lettori se hai letto la nota
Massimo è un giovane adulto di 28 anni, un uomo che tutti chiamano ancora ragazzo, e a lui va bene perché ragazzo si sente. Vive a Milano e lavora per una grande azienda, una di quelle che ha a che fare con l'informatica. Massimo è felice e lavora con dedizione, per adesso è ancora uno stagista, ma impara tante cose ogni giorno e ha opportunità di crescita. In due anni ha conosciuto tante persone che ora chiama amici. Condivide un appartamento con altri tre che calzano le sue stesse scarpe: uomini-chiamati-ragazzi, emigranti. Il fine settimana lo dedica alle serie tv, all'abbordaggio di ragazze su tinder, talvolta nei locali, e alle seghe solitarie. Adesso è pasqua e Massimo torna giù in Calabria dai genitori, quelli che l'hanno sempre amato incondizionatamente e che pagano gli affitti, ma anche dalle nonne, nonni, zii, cugini, che non pagano gli affitti, ma portano qualche soldo in tasca quando occorre. Massimo ritorna Massimino, e la maschera milanese rimane a Milano, o forse alla sua faccia milanese sovrappone la maschera calabrese che lascia sempre in Calabria. Massimino è felice della sua routine e nulla sa della vita o di quelle degli altri. Intanto pasqua è finita, la colomba si digerisce nella pancia, e il treno prende il volo per Milano. Massimo è seduto, viaggia, ti aggiunge su facebook, commenta le tue foto, ride alle tue battute. Massimo è stanco. Massimo dorme. Se ti aspetti che Massimo faccia qualcosa di straordinario (così), non hai capito un cazzo! #SvegliaMassimo Condividi con il tuo amico Massimo
Gli anziani sono la nostra memoria. Bisogna prendersene cura, cucinare per loro, lavarli, amarli, non isolarli. Gli anziani hanno esperienza, testardaggine, e talvolta prepotenza, ma bisogna avere pazienza, sopportare i capricci di bambina memoria, e mostrare polso; per il loro bene talvolta dobbiamo prendere anche decisioni che possono rattristarli, come assumere una persona che si prenda cura di loro h24, senza però nulla togliere al proprio compito di figlio, di nipote, di accudirli, di andarli a trovare, di frequentarli, amarli, di essere presente nel momento del bisogno. Gli anaziani vanno aiutati. Gli anziani siamo noi domani. Condividi con i tuoi amici, anziani e non.
Il figlio maschio. Un libro che vi cito non perché riceva big money per parlarvene -cosa che tra l'altro non farò- ma perché ho appena iniaziato a leggerlo, e dalla lettura sono nate delle considerazioni (che ora vi porgo); poi voi leggetelo o non leggetelo, fate che vi pare, ma seguitimi nel pensiero e aiutatemi a capire. Siccome questo racconto inizia negli anni '20 del '900, trasudano sin dai primi pori delle pagine i sentimenti di quel tempo: la divisione italica precisa e quadrata fra fascisti e antifascisti, clericali e anticlericali. E la riflessione mi sorge proprio qui (seppur il libro parli poi di tutt'altri fatti). I sostenitori di Mussolini, e i socialisti, e i cattolici: tutti fan di team diversi, con una ideologia massiccia incardinata dentro, aggrappata sin la punta più ultima dell'anima, una fede che accende e avvampa l'atmosfera andando a modificare quella che è la struttura neurale del cervello della gente, il modo di pensare, di parlare, di agire, i rapporti umani, gli amori, le conoscenze, le piccole e le grandi scelte, tutte cose che riguardano la quotidianità del cittadino comune, e che poi, diciamocela tutta, in fin dei conti fotte sega a Mussolini, al Re, o al Papa di turno. E non c'è bisogno di scomodare la storia per l'ovvietà; solo fino a un decennio fa il mondo ITALIA era diviso e infiammato dal sistema bipolare poggiato sul Berlusconesimo, con quelli che l'amavano da una parte, e quelli che lo volevano a penzoloni a testa in giù dall'altra; o volendo, con uno sguardo più ampio, sul mondo MONDO, una divisione fra global e no-global, o capitalismo e comunismo: insomma, sempre di divisione trattasi, sempre divisione che ai potenti poco importa, sempre divisione che per i comuni mortali conta tutto (Non frequentare quell'hippy-anarco-comunista che ti scomunico da questa famiglia; non frequentare quella zoccola di forcella che solo Iddio sa quali pene infliggerle; non lavorare per quella società che con il suo lavoro distrugge l'ambiente e sfrutta i bambini del terzo mondo; io sono il principe di Svettonia e sono un conservatore tradizionalista purosangue blu che sposerà la cugina di 1° grado e ci concepirò il futuro re, ma al contempo adoro andare a trans e orge gay mentre sniffo coca dagli ani sbiancati dei miei concubini perché sono un omosessuale represso, e faccio leggi per impedire al popolo quello che faccio -e non sanno- perché fuck logic, è così che va il mondo). Ma oggi? Cosa succede oggi? Le statistiche ci raccontano un mondo occidentale che si reca sempre meno alle urne, un distaccamento e disincanto dalla e per la politica, e i social e il web in generale dimostrano che il cinismo al pari dell'analfabetismo sia impennato, ma di contrappeso anche le azioni di volontariato e l'impegno in prima persona per risolvere i problemi di questo parco mondo. E come interpretare queste informazioni? (A Riccardo che me voi dì?) Stanno ad indicare che l'ideologia dogmatica sta morendo, e che questa stia facendo posto alle idee, belle e brutte, ma soprattutto NUOVE. Poi palese che un prete un rabino e un'imam, seduti a bere insieme, non ce li vedremo mai, ma sono fottuti estremisti farciti di ideologia (si legge merda), e questi esistono ancora, seppur in estinzione. Oggi, la maggioranza è idea, non ideologia. #LaMaggioranzaèFottutaIdea Condividi con il tuo amico fascista e clericale, iscriviti al blog, seguimi sui social
Le news di oggi, quelle imposte dai media fabbricatori di brutte notizie e di politica asservita ai politicanti seduti sugli scranni, riguardano il ritorno in patria dei due italiani, prima prigionieridi una banda criminale, in Libia, e l'intervento politico del premier Matteo Renzi, in un noto programma tv della domenica, il quale ha tuonato contro un possibile intervento militare, sempre in Libia. Parlata che sostanzialmente riassumo in tre punti:
No all'invio di 5000 soldati
La guerra non è un videogioco
Serve un governo libico, stabile, che chieda il nostro intervento
Tralasciando la retorica renziana (la guerra e i videogiochi, vabé...), direi che se le cose rimanessero così, non potrei che concordare, e non mi pronuncio oltre, a voi altre considerazioni che vadano oltre quelle dei pensatori mono-neurali (quelli del ping pong) della televisione, ma staremo a vedere poi, visto che il presidente ci ha abituato tante volte alle smentite (tacite e de facto),
Mentre la vera notizia di oggi, che per me è tale, e non per un qualche ruolo di moralizzatore, ma per una precisa volontà, quella di voler rendere un posto migliore questo parco mondo, facendo pensare le persone, è quella che riguarda due giovani gemelli, gay, che hanno deciso di fare coming out con il padre, per telefono, registrandosi e pubblicando poi il tutto sulla rete -e qui vi invito alla visionde del video. Video che conta ben 21 milioni di viewvs, e sorprendetemene non è l'unico del suo genere.
In questi anni, è diventato possibile anche ciò, risultato della globalizzazione (buona questa volta); l'impiego in maniera originale delle tecnologie per aiutare milioni (e più) di persone che calzano le stesse scarpe.
Dal video traspare l'autenticità dei sentimenti provati, nonché la sofferenza di portare dentro un macigno che s'incastra in gola al momento dello sputo della verità, giovani soffocati dall'emozione, piangenti per il dolore, ma soprattutto un padre amorevole, che comprende, e fa capire proprio che nulla sia cambiato, che "la vita è una, ed è la loro" e la devono vivere, bene, per il loro stesso bene.
Trovo che questi due fratelli abbiano fatto nel loro piccolo un grande atto d'amore per l'umanità in sé, contribuendo a cambiare i connotati di questa società, una cosa che va oltre la propria esistenza. Chapeau.
Stiamo vivendo tempi unici, per la prima volta nella storia l'omosessualità viene accettata (e non semplicemente tollerata), accettata nelle sfumature della normalità, mentre per secoli era perversione, devianza, al pari di un comportamento criminale -e vi rammento Oscar Wilde, in prigione per essere gay, o i mille senza volto, uccisi per questo crimine in nome della religione e dell'amore di Dio.
La letteratura sociologica sta ancora molto indietro a riguardo, invito i sociologi gay a farsi avanti.
#DontNeedToBeGayToStopHomophobia
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In Turchia sta succedendo qualcosa di molto grave, il principale giornale del paese, critico nei confronti di Erdogan, il presidente, nella notte è stato messo quasi a ferro e a fuoco dalla polizia, è stato chiuso, è stato impedito ai giornalisti di lavorare, di entrare, di prendere posto ai propri computer, e la gente riunita sotto la sede del quotidiano, per protestare, è stata respinta con gas al peperoncino. L'accusa è di "propaganda terroristica", ma lo pensiamo in tanti: è solo una bella minchiata. A partire dal direttore, che parla di "giorno nero per la democrazia" -e come dargli torto. Ma internet non si arresta, e sia sul sito del giornale, che su altri siti (indipendenti e non) sono in chiaro i fatti tristi e dispotici che hanno preso luogo nella notte. La democrazia a volte la si dà per scontata, a volte la si osanna a valore supremo, a volte la si detesta, ma solo quando si ha un assaggio di quello che non è democrazia (solo un antipasto, non l'intero pranzo) ci si rende conto dell'importanza. Ma amici del web, diciamoci anche questo chiaramente: la democrazia non è per nulla la miglior forma di governo; l'alternarsi di forze politiche contrastanti spesso porta a caos più che a ordine, un re buono che governa per un secolo è meglio di 100 legislature democratiche e sconnesse. Dove per re buono, intendiamoci, chiamiamo un sovrano che prende sempre la decisione ottimale per il paese, per il popolo. Purtroppo il problema è che sia una situazione idealistica, e il re buono è spesso un re carciofo, inetto, un dittatorello di quartordine, o peggio un tiranno, e anche se il re buono fosse individuato, dopo la sua morte, ci sarebbe il rischio dittatura dietro l'angolo. Allora sì serve la democrazia, ma una democrazia organizzata, dove chi prende il potere esecutivo sia in grado per 4 (o 5) anni di legislatura di governare portando a segno il proprio programma elettorale, ma soprattutto una democrazia organizzata in modo tale che proprio chi prenda in mano il governo una volta (massimo 2) arrivi poi a dimettersi per sempre dall'incarico, perché il pericolo carciofo può arrostire il paese, sempre. Ed è per questo che personalmente non sono contro l'italicum, come concetto, ma bisogna introdurre un limite ai mandati e altri correttivi per far sì che la costituzione resti rigida. Tornando ai fatti turchi, almeno, oltre l'indignazione dei cittadini locali, si sono espressi UE e USA a riguardo, seppur non con degli esponenti di prima fascia: Johannes Hahn, commissario europeo all'Allargamento, e John Kirby, il portavoce del Dipartimento di stato USA, entrambi concordi sulla gravità dell'accaduto e che la libertà di stampa non è un diritto di second'ordine. Che forse in Italia dovremmo preoccuparci anche noi? No, non c'è Renzi, o Mattarella a far chiudere qualche giornale, ma questi sono nelle mani di pochi proprietari, e di recente si è parlato tanto anche di una fusione importante... società che comprano mezzi stampa seppur le loro gestioni caratteristiche si occupino di altri cazzi e mazzi. Vi pare normale? Condividi con i tuoi amici ottomani, seguimi sui social
In politica succede così, si creano le tifoserie, si guardano gli schieramenti, si sostiene l'una o l'altra idea a seconda di chi la pronunci -sebbene le idee prodotte siano in fin dei conti concepite sempre dallo stesso neurone che rimbalza a mo' di pallina da ping pong da sinistra a destra (vi ricordo che Monti, ad esempio, già prima del suo governo, al di sopra delle parti, tecnico, fosse chiamato come consulente in maniera analoga e bidirezionale dai party). Ma questo, in verità, riguarda non solo il mondo della politica, ma un po' tutto-ti, perché gli schieramenti e le divisioni, l'uomo medio li ha sempre creati, e ci ha sempre creduto (soprattutto l'homo sapiens scimmia dentro): servono a facilitare le scelte, a fare di certezza l'incertezza della vita, a non pensare ai problemi perniciosi e far finta poi di pensare a questi, senza nemmeno saperlo -credere al proprio partito di riferimento senza nemmeno indagare sul significato dietro le parole pronunciate, o capire le azioni dietro i significati: insomma, questione di fede. Adesso, a Roma, presto ci saranno delle elezioni, e i candidati in gioco, nel nostro sistema tripolare, saranno: Bertolaso per la destra, uno fra Giachetti-Morassut-Pedica-Rossi-Mascia-Ferrero per la sinistra, e Virginia Raggi per i 5 Stelle; e sappiamo già tutti, che sempre l'uomo medio (in particolar modo il sapiens scimmia dentro) sceglierà, non sceglierà, l'uno o l'altro, indipendentemente dalle competenze del candidato, ma solo per ragioni di fede dogmistica alla squadra di appartenenza. Tempo fa -anni fa- su questo blog ho invitato (in generale invitavo) al non voto, spiegando anche le ragioni del non voto, perché anche la scelta di non votare -consapevolmente- è importante, è un diritto, e ha una logica: perché se la curva di preferenza di un cittadino fra il mangiare merda e il bere piscio è la stessa, allora è ovvio che il cittadino è leggitimato a stare a casa, e i politici che l'accusano del contrario sono semplicemente dei cialtroni che pensano ai propri zozzi interessi -che non coincidono con quelli dell'uomo comune, tantomeno con quelli del sapiens cui faccio riferimento- e le tifoserie a sostegno a fare da megafono (sempre per il discorso del credere di pensare). Ma siccome Roma rimane la capitale d'Italia, e fra i candidati ho individuato almeno 3 figure capaci per cui valga la pena votare, vorrei invitarvi tutti a studiare il passato, il curriculum, di questi signori/e, per capire davvero cosa abbiano combinato nella vita e il grado di competenza, e di agire poi di conseguenza, prendendo la scelta che aderisca meglio alla vostra preferenza (il ché potrebbe essere anche il non voto), l'importante è che ci mettiate la capoccia (!) e azzittiate i pensatori (quelli mono-neurone del ping pong) e la famiglia di appartenenza. Insomma: #SaleInZucca Condividi con gli amici pensatori, seguimi sui social