sabato 19 marzo 2016

L'ipocrisia dell'ideologia


Il figlio maschio. Un libro che vi cito non perché riceva big money per parlarvene -cosa che tra l'altro non farò- ma perché ho appena iniaziato a leggerlo, e dalla lettura sono nate delle considerazioni (che ora vi porgo); poi voi leggetelo o non leggetelo, fate che vi pare, ma seguitimi nel pensiero e aiutatemi a capire. 

Siccome questo racconto inizia negli anni '20 del '900, trasudano sin dai primi pori delle pagine i sentimenti di quel tempo: la divisione italica precisa e quadrata fra fascisti e antifascisti, clericali e anticlericali.
E la riflessione mi sorge proprio qui (seppur il libro parli poi di tutt'altri fatti). 
I sostenitori di Mussolini, e i socialisti, e i cattolici: tutti fan di team diversi, con una ideologia massiccia incardinata dentro, aggrappata sin la punta più ultima dell'anima, una fede che accende e avvampa l'atmosfera andando a modificare quella che è la struttura neurale del cervello della gente, il modo di pensare, di parlare, di agire, i rapporti umani, gli amori, le conoscenze, le piccole e le grandi scelte, tutte cose che riguardano la quotidianità del cittadino comune, e che poi, diciamocela tutta, in fin dei conti fotte sega a Mussolini, al Re, o al Papa di turno.

E non c'è bisogno di scomodare la storia per l'ovvietà; solo fino a un decennio fa il mondo ITALIA era diviso e infiammato dal sistema bipolare poggiato sul Berlusconesimo, con quelli che l'amavano da una parte, e quelli che lo volevano a penzoloni a testa in giù dall'altra; o volendo, con uno sguardo più ampio, sul mondo MONDO, una divisione fra global e no-global, o capitalismo e comunismo: insomma, sempre di divisione trattasi, sempre divisione che ai potenti poco importa, sempre divisione che per i comuni mortali conta tutto 

(Non frequentare quell'hippy-anarco-comunista che ti scomunico da questa famiglia; non frequentare quella zoccola di forcella che solo Iddio sa quali pene infliggerle; non lavorare per quella società che con il suo lavoro distrugge l'ambiente e sfrutta i bambini del terzo mondo; io sono il principe di Svettonia e sono un conservatore tradizionalista purosangue blu che sposerà la cugina di 1° grado e ci concepirò il futuro re, ma al contempo adoro andare a trans e orge gay mentre sniffo coca dagli ani sbiancati dei miei concubini perché sono un omosessuale represso, e faccio leggi per impedire al popolo quello che faccio -e non sanno- perché fuck logic, è così che va il mondo).

Ma oggi? Cosa succede oggi? 
Le statistiche ci raccontano un mondo occidentale che si reca sempre meno alle urne, un distaccamento e disincanto dalla e per la politica, e i social e il web in generale dimostrano che il cinismo al pari dell'analfabetismo sia impennato, ma di contrappeso anche le azioni di volontariato e l'impegno in prima persona per risolvere i problemi di questo parco mondo.
E come interpretare queste informazioni? (A Riccardo che me voi dì?)
Stanno ad indicare che l'ideologia dogmatica sta morendo, e che questa stia facendo posto alle idee, belle e brutte, ma soprattutto NUOVE.
Poi palese che un prete un rabino e un'imam, seduti a bere insieme, non ce li vedremo mai, ma sono fottuti estremisti farciti di ideologia (si legge merda), e questi esistono ancora, seppur in estinzione.

Oggi, la maggioranza è idea, non ideologia.

#LaMaggioranzaèFottutaIdea

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lunedì 7 marzo 2016

Sono ancora tuo figlio...


Le news di oggi, quelle imposte dai media fabbricatori di brutte notizie e di politica asservita ai politicanti seduti sugli scranni, riguardano il ritorno in patria dei due italiani, prima prigionieri di una banda criminale, in Libia, e l'intervento politico del premier Matteo Renzi, in un noto programma tv della domenica, il quale ha tuonato contro un possibile intervento militare, sempre in Libia. Parlata che sostanzialmente riassumo in tre punti:
  • No all'invio di 5000 soldati
  • La guerra non è un videogioco 
  • Serve un governo libico, stabile, che chieda il nostro intervento
Tralasciando la retorica renziana (la guerra e i videogiochi, vabé...), direi che se le cose rimanessero così, non potrei che concordare, e non mi pronuncio oltre, a voi altre considerazioni che vadano oltre quelle dei pensatori mono-neurali (quelli del ping pong) della televisione, ma staremo a vedere poi, visto che il presidente ci ha abituato tante volte alle smentite (tacite e de facto), 

Mentre la vera notizia di oggi, che per me è tale, e non per un qualche ruolo di moralizzatore, ma per una precisa volontà, quella di voler rendere un posto migliore questo parco mondo, facendo pensare le persone, è quella che riguarda due giovani gemelli, gay, che hanno deciso di fare coming out con il padre, per telefono, registrandosi e pubblicando poi il tutto sulla rete -e qui vi invito alla visionde del video. Video che conta ben 21 milioni di viewvs, e sorprendetemene non è l'unico del suo genere.


In questi anni, è diventato possibile anche ciò, risultato della globalizzazione (buona questa volta); l'impiego in maniera originale delle tecnologie per aiutare milioni (e più) di persone che calzano le stesse scarpe.
Dal video traspare l'autenticità dei sentimenti provati, nonché la sofferenza di portare dentro un macigno che s'incastra in gola al momento dello sputo della verità, giovani soffocati dall'emozione, piangenti per il dolore, ma soprattutto un padre amorevole, che comprende, e fa capire proprio che nulla sia cambiato, che "la vita è una, ed è la loro" e la devono vivere, bene, per il loro stesso bene.

Trovo che questi due fratelli abbiano fatto nel loro piccolo un grande atto d'amore per l'umanità in sé, contribuendo a cambiare i connotati di questa società, una cosa che va oltre la propria esistenza. Chapeau.

Stiamo vivendo tempi unici, per la prima volta nella storia l'omosessualità viene accettata (e non semplicemente tollerata), accettata nelle sfumature della normalità, mentre per secoli era perversione, devianza, al pari di un comportamento criminale -e vi rammento Oscar Wilde, in prigione per essere gay, o i mille senza volto, uccisi per questo crimine in nome della religione e dell'amore di Dio.

La letteratura sociologica sta ancora molto indietro a riguardo, invito i sociologi gay a farsi avanti.


#DontNeedToBeGayToStopHomophobia
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sabato 5 marzo 2016

Turchia, democrazia in pericolo

Foto di "lastampa.it"
In Turchia sta succedendo qualcosa di molto grave, il principale giornale del paese, critico nei confronti di Erdogan, il presidente, nella notte è stato messo quasi a ferro e a fuoco dalla polizia, è stato chiuso, è stato impedito ai giornalisti di lavorare, di entrare, di prendere posto ai propri computer, e la gente riunita sotto la sede del quotidiano, per protestare, è stata respinta con gas al peperoncino.

L'accusa è di "propaganda terroristica", ma lo pensiamo in tanti: è solo una bella minchiata. A partire dal direttore, che parla di "giorno nero per la democrazia" -e come dargli torto.

Ma internet non si arresta, e sia sul sito del giornale, che su altri siti (indipendenti e non) sono in chiaro i fatti tristi e dispotici che hanno preso luogo nella notte.

La democrazia a volte la si dà per scontata, a volte la si osanna a valore supremo, a volte la si detesta, ma solo quando si ha un assaggio di quello che non è democrazia (solo un antipasto, non l'intero pranzo) ci si rende conto dell'importanza.
Ma amici del web, diciamoci anche questo chiaramente: la democrazia non è per nulla la miglior forma di governo; l'alternarsi di forze politiche contrastanti spesso porta a caos più che a ordine, un re buono che governa per un secolo è meglio di 100 legislature democratiche e sconnesse. 
Dove per re buono, intendiamoci, chiamiamo un sovrano che prende sempre la decisione ottimale per il paese, per il popolo. 
Purtroppo il problema è che sia una situazione idealistica, e il re buono è spesso un re carciofo, inetto, un dittatorello di quartordine, o peggio un tiranno, e anche se il re buono fosse individuato, dopo la sua morte, ci sarebbe il rischio dittatura dietro l'angolo.

Allora sì serve la democrazia, ma una democrazia organizzata, dove chi prende il potere esecutivo sia in grado per 4 (o 5) anni di legislatura di governare portando a segno il proprio programma elettorale, ma soprattutto una democrazia organizzata in modo tale che proprio chi prenda in mano il governo una volta (massimo 2) arrivi poi a dimettersi per sempre dall'incarico, perché il pericolo carciofo può arrostire il paese, sempre.
Ed è per questo che personalmente non sono contro l'italicum, come concetto, ma bisogna introdurre un limite ai mandati e altri correttivi per far sì che la costituzione resti rigida.

Tornando ai fatti turchi, almeno, oltre l'indignazione dei cittadini locali, si sono espressi UE e USA a riguardo, seppur non con degli esponenti di prima fascia: Johannes Hahn, commissario europeo all'Allargamento, e John Kirby, il portavoce del Dipartimento di stato USA, entrambi concordi sulla gravità dell'accaduto e che la libertà di stampa non è un diritto di second'ordine. 
Che forse in Italia dovremmo preoccuparci anche noi? 
No, non c'è Renzi, o Mattarella a far chiudere qualche giornale, ma questi sono nelle mani di pochi proprietari, e di recente si è parlato tanto anche di una fusione importante... società che comprano mezzi stampa seppur le loro gestioni caratteristiche si occupino di altri cazzi e mazzi. 
Vi pare normale? 

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