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domenica 19 luglio 2015

Diventare Grandi

Crescere fa parte della vita, ed è un processo continuo e inevitabile. Sinteticamente potremmo riassumere la vita dell'uomo in quattro fasi: infanzia, adolescenza, età adulta e senilità. Gradini ben demarcati dal punto di vista fisico, ma meno segnati sul piano interiore, tanto è vero che non sempre è semplice riconoscere quand'è che si diventa grandi.

E questo perché oggigiorno i riti di passaggio non esistono più, o almeno non sono vissuti con l'intensità di un tempo.

Ma cos'è un rito di passaggio? 
E' una situazione in cui ci si mette fortemente alla prova, dove per la prima volta non abbiamo più la protezione genitoriale, e magari abbiamo anche a che fare con il manifestarsi della morte. 

Un esempio di questo era la leva militare, quando ancora era obbligatoria. Piena di emozioni intense, di ogni tipo. Da soli a fare i conti con la vita. 

Un altro esempio è il matrimonio: dove si abbandona il nido e si vola per formare un nuovo nucleo famigliare, fuori dalla propria comfort zone, con nuove responsabilità. E oggi, si sà, quest'evento si posticipa sempre più ad un'età matura. 
Oramai è considerato normale vedere mamme divenire tali dopo i trenta e più vicino agli "anta" -nonostante l'età biologica spinga in direzione opposta-  e uomini che diventano padri solo dopo i quaranta, con la conseguenza che anche la maturità interiore la si raggionge con più fatica e con più ansie, soprattutto con meno coraggio.

Eppure, sebbene viviamo in epoca di ribellione intergenerazionale (forse dove c'è la massima espressione di questa divergenza) c'è una totale inettitudine delle giovani generazioni -di cui faccio parte- a prendere il posto di quelle precedenti o ad uscire dall'ala protettiva.
Questo perché la società moderna, con il paradigma del consumismo, dell'avere, dell'apparire, ha creato un mondo parallelo che si discosta dagli eventi segnanti della vita, e porta così ad un appiattimento delle proprie azioni. Proprio oggi che paradossalmente avremmo tutti gli strumenti necessari grazie alla tecnologia per fare grandi cose! Invece siamo molto più pigri e refrattari all'assumerci le nostre responsabilità, a raggiungere uno stato di maturità. 

Allora, gli stimoli non possono cadere dal cielo, soprattutto se l'esterno attorno a noi è una campana di vetro. Ma devono venire da dentro, senza aspettare che le cose cambino o che qualcuno ci consegni le chiavi della macchina. 
Bisogna agire per affacciarsi alla vita.





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martedì 14 luglio 2015

Post Sviluppo, Decrescita Felice, Crescita Personale

Alla crescita del benessere del proprio Paese, ben si coniuga la crescita personale, volendo potremmo definirla crescita della coscienza. 
La consapevolezza che le nostre azioni hanno un seguito, diretto e indiretto, nel mondo in cui viviamo.

Lo stile di vita del tipico occidentale è molto incentrato sull'avere, dal circondarsi di oggetti tecnologici e accessori di varia natura che vengono rimpiazzati poi con una certa ciclicità. 
Se dopo andiamo a studiare come questi beni siano prodotti, ci accorgiamo allora della complessa operazione: componenti dall'India, elementi dall'Africa, assemblaggio nell'est Europa, business plan dall'America ...
Praticamente una danza frenetica che si balla da capo a capo del Pianeta, con anche un costo in termini di inquinamento dovuto agli spostamenti. 
Alla fine l'oggetto viene creato, entra nelle varie catene di distribuzione e noi tutti andiamo a comprarlo, con anche un certo senso di appagamento... poi magari dura tanto quanto il tragitto negozio-casa, ma un senso di benessere c'è. 
Purtroppo, questa felicità generata dallo shopping è del tutto velleitaria. Non è altro che un colmare un vuoto della propria esistenza -è un po' come quando si viene lasciati e rimpiazziamo il partner con gelato a volontà nel cuore della notte. Il consumismo è la descrizione di un malessere interiore.

Quindi, lavorando prima di tutto su noi stessi, analizzando quali siano gli aspetti importanti delle nostre vite, sul piano materiale e spirituale, psichico e fisico, possiamo trasmettere i valori giusti da marcare alla società -che altro non è che l'impronta di noi.

Le teorie di Post-Sviluppo, che danno origine alla cosidetta decrescita felice (produrre di meno per vivere meglio), volgono proprio in tal senso. 
Mantenere una globalizzazione sul piano dei contatti e dell'informazione, e smorzare questo pazzo modo di produrre.

Possiamo sforzarci di soddisfare i nostri bisogni (che sembrano tanto un pozzo senza fondo) spremendoci le meningi e utilizzando le risorse che si hanno a livello locale. 
D'altronde è proprio così che la rivoluzione industriale è nata. 
Il carbone prima del Settecento era semplicemente una pietra sporca. Solo nel momento in cui ci si è posti la giusta domanda -come trasformare questo bene inutile ma abbondante in una risorsa?- ne è nato il boom che tutti conosciamo. 

Allora, la chiave sta nel trovare la domanda giusta da chiederci.





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